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Full text of "Maria Stuarda; tragedia lirica in quattro parti, da rappresentarsi nell'Imp. Reg. Teatro alla Scala, il carnevale 1835-36."

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MARIA  STUARDA 


TRAGEDIA  LIRICA 


MILANO 
PER  LUIGI  DI  GIACOMO  PIROLA 
M.DCCC.XXXV 


tMXÌXX 


IN  QUATTRO  PARTI 

DA  RAPPRESENTARSI 

NELL'IMP.  REG.  TEATRO  ALLA  SCALA 

Òt  Gazuevafe  \  8 3  5-3  6" 


MILANO 

PER  LUIGI  DI  GIACOMO  PIROIA 
M.DCCC.XXXV 


WMM 


PERSONAGGI 


ELISABETTA,  Regina  d'Inghil- 
terra. Sig.a  Puzzi-Toso  Giacinta. 

MARIA  STUARDA,  Regina  ài 

Scozia,  prigioniera  in  Inghilt.  Sig.a  MàLIBRAN  Maria. 

ROBERTO,  Conte  di  Leicester.  Sig.r  Reina  DOMENICO. 

GIORGIO  TALBOT(*),  Conte 

di  Shrewsbury.  Sig.r  Marini  Ignazio. 

Lord  GUGLIELMO  CECIL, 

Gran-Tesoriere.  Sig.r  No  VELLI  PlETRO. 

ANNA  KENNEDY,  nutrice  di 

Maria.  Sig.a  MoJA  TERESA. 

CORI  E  COMPARSE 

Cavalieri.  -  Dame  <T  onore.  -  Famigliari  di  Maria. 
Guardie  Reali.  -  Paggi.  -  Cortigiani.  -  Cacciatori. 
Soldati  di  Forteringa. 

L'azione  è  nel  palagio  di  JVestminster  e  nel  castello  di  Fotheringay  (*). 
Epoca  1587. 


POESIA  DEL  SIG.  GIUSEPPE  BARDARI 
MUSICA  DEL  MAESTRO  SIG.  GAETANO  DONIZETTI 


Le  Scene  sono  d1  invenzione  ed  esecuzione 
dei  signori 

Cavallotti  Baldassare  e  Menozzi  Domenico. 


(*)  Per  comodo  del  verso  Talbot  si  pronuncia  Talbo^  e  Fotheringay  Forteringa. 


I  versi  virgolati  si  omettono  per  brevità. 


mwM  km 

SCENA  I. 

GALLERIA  NEL  PALAGIO  DI  WESTMINSTER. 
Coro  di  Cavalieri  e  Dame. 

C^)ui  si  attenda.  Ella  è  vicina 
Dalle  giostre  a  far  ritorno. 
De'  Brettoni  la  Regina 
E  la  gioja  ci'  ogni  cor. 
Quanto  lieto  fia  tal  giorno 
Se  la  stringe  ad  alto  amor. 

{una  voce  di  dentro  annunzia  la  Regino) 

Sì,  per  noi  sarà  più  bella 
D7  Albion  la  pura  stella, 
Quando  unita  la  vedremo 
Della  Francia  allo  splendor. 
Festeggiatiti  ammireremo 
La  possanza  delP  amor. 

SCENA  II. 

Elisabetta,  Talbo,  Cecil,  Cortigiani,  Paggi,  te. 

Eli.  Sì 5  vuol  di  Francia  il  Rege 
Col  mio  cor  P  Anglo  trono. 
Incerta  ancor  io  sono 
Di  accoglier  Paltò  invito,  ma  se  il  bene 

r 


Coro  I. 

IL 

I. 

Tutti 


6  PARTE 
De'  fidi  miei  Britanni 

Fa  che  d'Imene  all'ara  io  m' incammini  , 
Reggerà  questa  destra 

Della  Francia  e  dell'  Anglia  ambo  i  destini. 
Ahi!  quando  all'ara  scòrgerai         (da se) 

Un  casto  amor  del  Cielo* 

Quando  m' invita  a  prendere 

D' Imene  il  roseo  velo. 

Un  altro  oggetto  involami 

La  cara  libertà! 
E  mentre  vedo  sorgere 

Fra  noi  fatai  barriera  , 

A  nuovo  amor  sorridere 

Quest'  anima  non  sa. 
Tal.         In  tal  giorno  di  contento 

Di  Stuarda  il  sol  lamento 

La  Bretagna  turberà? 
Coro  I.     Grazia,  grazia  alla  Stuarda. 
IL  Grazia. 
III.  Grazia. 
Tutti  {meno  Cedi)  Grazia. 

ElIS.  (imponendo)  Olà. 

Di  un  dolce  istante  il  giubilo 
Turbato  io  non  credea. 
Perchè  sforzarmi  a  piangere 
Sul  capo  della  rea, 
Sul  tristo  suo  destin? 
Cec.      Ah  !  dona  alla  scure  quel  eap#>  che  desta 
Fatali  timori,  discordia  funesta, 
Finanche  fra' ceppi,  col  foco  d'amor. 
Elis.         Tacete:  non  posso  risolvere  ancor. 
Ah!  dal  Ciel  discenda  un  raggio 
Che  rischiarici  mio  intelletto: 
Forse  allora  in  questo  petto 
La  clemenza  parlerà. 


PRIMA  7 

Ma  se  P  empia  mi  ha  rapita 
Una  speme  al  cor  gradi ta. 
Giorno  atroce  di  vendetta 
Tardo  a  sorger  non  sarà. 
Cec.         Ti  rammenta  ?  Elisabetta  ? 

Ch'  è  dannosa  ogni  pietà. 
Tal.  Coro  II  bel  cor  d'Elisabetta 

Segua  i  moti  di  pietà. 
Elis.  Fra  voi  perchè  non  veggio 

Leicester?  Egli  sol  resta  lontano 
Dalla  gioja  comune? 
Cec  Eccolo. 

SCENA  III. 

LEICESTER  5  che  bacia  la  mano  ad  Elisabetta  ^  e  detti, 

Elis.  Oh,  Conte! 

Or  io  di  te  chiedea. 
Leic  Deh  !  mi  perdona 

Se  a' tuoi  cenni  indugiai!  Che  imponi? 

{Elis,  si  toglie  un  anelloj  lo  contempla^  e  lo  consegna  a  Leic.*) 

Elis.  Prendi  : 

Reca  P  anello  mio 

Di  Francia  all' Inviato}  al  Prence  suo 

Rieda  pur  messaggier  che  già  d'  Imene 

L'invito  accetto.  (E  non  si  cangia  in  viso!) 

Ma  che  il  serto  eh'  ei  m' offre 

Ricusare  ancor  posso} 

Che  libera  son  io. 

Prendilo.  (Ingrato!) 
Leic,  {con  indifferenza)        Or  ti  obbedisco  ... 
Elis.  {a  Leic.)  Addio. 

{parte  seguita  dalle  Dame^  da3  Grandi j,  da  Lord  Cecil  j 
Tal.  va  per  seguirla  Leic*  lo  prende  per  la  manoj  e 
seco  lui  si  avanza  sulla  scena) 


8 


PARTE 


SCENA  IV. 
Leicester  ,  e  Talbo. 

Leic.  Hai  nelle  giostre 5  o  Talbo, 

Chiesto  di  me? 
Tal.  Io  sì. 

Leic.  Che  brami  dunque? 

Tal.  Favellarti.  Ti  sia 

Tremenda  e  cara  ogni  parola  mia. 

In  Forteringa  io  fui  ... 
Leic.  Che  ascolto! 

Tal.  Vidi 

L' infelice  Stuarda ... 
Leic.  Ah!  più  sommesso 

Favella  in  queste  mura.  E  qual  ti  parve? 
Tal.  Un  angelo  d'amor,  bella  qual  era, 

E  magnanima  sempre... 
Leic.  Ah!  troppo  indegna 

Di  rio  destino!  E  a  te  che  disse?  Ah!  parla.,. 
Tal.  Posso  in  pria  ben  securo 

Affidarmi  al  tuo  cor? 
Leic.  Parla  :  te  '1  giuro. 

Tal.         Questa  immago,  questo  foglio 

(cavandosi  dal  seno  un  foglio  ed  un  ritratto) 

Or  per  me  Maria  t'invia: 

Di  sua  mano  io  gli  ebbi,  e  pria 

Del  suo  pianto  li  bagnò. 
Leic.        Oh  piacer!.. 
Tal.  Con  quale  affetto 

Il  tuo  nome  pronunziò!.. 
Leic.        Ah!  rimiro  il  bel  sembiante 

Adorato  -  vagheggiato... 


PRIMA  9 
Ei  mi  appare  sfavillante 
Come  il  dì  che  mi  piagò. 
Parmi  ancor  che  su  quel  viso 
Spunti  languido  un  sorriso  , 
Ch'  altra  volta  a  me  sì  caro 
La  mia  sorte  incatenò. 
Al  tramonto  è  la  sua  vita, 

Ed  aita  a  te  cercò  ... 
Oh  memorie!  oh  cara  immago! 
Di  morir  per  lei  son  pago. 
Or  che  pensi? 

Liberarla, 
O  con  lei  pur  io  morrò... 
Di  Babington  il  periglio 

Non  ancor  ti  spaventò? 
Ogni  tema,  ogni  periglio 
Io  per  lei  sfidar  saprò. 
Se  fida  tanto 

Colei  mi  amò. 
Dagli  occhi  il  pianto 

Le  tergerò. 
E  se  pur  vittima 
Restar  degg'  io. 
Del  fato  mio 
Superbo  andrò. 
Se  fida  tanto 

Colei  ti  amò, 
Se  largo  pianto 
Finor  versò, 
Di  un'  altra  vittima 
Non  far  che  gema, 
Se  air  ora  estrema 
\         Sfuggir  non  può. 

(.Tal.  parte.  Leìc.  SJ  avvia  dalla  parte  opposta*  e  sJ  incontra  nella 
Regina,  Si  scorgono  nel  di  lui  volto  segni  di  agitazione  e  confusione} 


IO 


PARTE 


SCENA  V. 
Elisabetta,  e  Leicester. 
Elis.  Sei  tu  confuso? 

Leic.  Io  no...  (che  incontro!) 

Elis.  Talbo 

Teco  un  colloquio  tenne? 
Leic. E  ver  (che  fìa?) 

Elis.  Sospetto  ei  mi  divenne. 

Tutti  colei  seduce!  Ah!  forse,  o  Conte, 

Messaggier  di  Stuarda  ei  ti  giungea? 
Leic. Vani  sospetti!  Ormai  di  Talbo  è  nota 

La  fedeltà. 
Elis.  Pure  il  tuo  cor  conosce. 

Svelami  '1  ver  :  V  impongo. 
Leic. (Oh  Ciel!)  Regina!.. 

Elis.  Ancor  me'l  celi?  Intendo. 

(vuol  partire.  È  fortemente  agitata) 

Leic  Ah  non  partir  !..  n\>  ascolta!.,  deh!  ti  arresta!.. 
Un  foglio  ... 

ELIS.  Il  foglio  a  me.       (severa  rivolgendosi) 

Leic.  (Sorte  funesta!) 

Eccolo^  al  regio  piede  (prostrandosi) 

Io  lo  depongo.  Ella  per  me  ti  chiede 
Di  un  colloquio  il  favor. 
Elis.  Sorgete,  o  Conte. 

Troppo  fate  per  lei ...  Crede  P  altera 
Di  sedurmi  così:  ma  in  vari  lo  spera. 

(apre  il  foglio,,  legge  rapidamente 3  e  si  commuove) 

Quali  sensi! 
Leic.  (Ella  e  commossa.) 

Elis.  Ch'io  discenda  alla  prigione! 

Leic  Sì,  Regina... 

Elis.  Ov'è  la  possa  (con  riso  beffardo) 


PRIMA  1 1 

Di  chi  ambia  le  tre  Corone? 
Come  lampo  in  notte  bruna, 
Abbagliò...  fuggi...  sparì!.. 
Al  ruotar  della  fortuna 

Tant'  orgoglio  impallidì. 
Ah  pietà!  per  lei  l'implora 

Il  mio  cor...  (come  sopra) 

Ch'  ella  possiede, 

Non  è  ver? 

(Quel  dir  mi  accora.) 
Nella  Corte  ognuno  il  crede. 
E  s' inganna ... 

(Mentitore.) 
Sol  pietade  a  lei  mi  unì. 
(Egli  l'ama...  oh  mio  furore!) 
E  leggiadra?  parla. 

Ah,  sì!.. 
Era  d'amor  l'immagine, 

Degli  anni  sull'aurora: 

Sembianza  avea  di  un  Angelo 

Che  appare,  ed  innamora: 

Era  celeste  1'  anima, 

Soave  il  suo  respir. 
Bella  ne'  dì  del  giubilo, 

Bella  nel  suo  martir. 
A  te  lo  credo.  E  un  Angelo 

Se  tu  le  dai  tal  vanto: 

Se  allo  squallòr  di  un  carcere 

E  d'ogni  cor  l'incanto... 

Lo  so  che  alletta  ogni  anima^ 

Lusinga  ogni  desir... 
(Se  tu  l'adori,  o  perfido, 

Paventa  il  mio  soffrir.  ) 
Vieni. 

(Lo  chiede  il  barbaro.) 
Appaga  il  mio  desir. 


I  2 

Elis. 
Leic. 


Elis. 
Leic. 
Elis. 

Leic. 


E 


LIS. 


Leic. 


PARTE  PRIMA 
Dove?  quando? 

In  questo  giorno 
Al  suo  carcere  cT  intorno 
Per  la  caccia  che  si  appresta 
Scenderai  nella  foresta... 
Conte,  il  vuoi? 

Te'n  prego. 

Intendo ... 
(Alma  incauta).  A  te  mi  arrendo. 
Ah!  sol  tu,  sol  tu  potrai 
La  gemente  consolar. 
Te'l  concedo  (ma  vedrai 
Se  saprommi  vendicar. 
Sul  crin  la  rivale 
La  man  mi  stendea, 
Il  serto  reale 
Strapparmi  credea^ 
Ma,  vinta  P  altèra, 
Divenne  più  fiera: 
Di  un  core  diletto 
Privarmi  tentò. 
Ah!  troppo  mi  offende, 

Punirla  saprò). 
Deh!  vieni,  o  Regina, 
Ti  mostra  clemente, 
Vedrai  la  divina 
Beltade  dolente: 
Sorella  le  sei... 
Pietade  per  lei, 
Che  P  odio  nel  petto 
Assai  ti  parlò. 
La  calma  le  rendi, 

E  pago  sarò.  (partono) 


FINE  DELLA  PARTE  PRIMA. 


CHIESI  iltDlDIL 

SGENA  t 

PARCO  DI  FORTERINGA.  Ambi  i  lati  sono  folti  di  alberi:  il 
mezzo  si  apre  in  una  vasta  veduta,  che  confina  col  mare» 

MARIA  esce  correndo  dal  bosco.  ANNA  la  segue  più  lenta  j  le 
Guardie  sono  a  vista  degli  spettatori. 


ANNA^A-llenta  il  piè?  Regina. 
Mar.  E  che!  non  ami 

Che  ad  insolita  gioja  il  seno  io  schiuda? 
Non  vedi?  career  mio 

E  il  Cielo  aperto...  io  lo  vagheggio...  oh,  cara 

La  voluttà  che  mi  circonda! 
Anna  II  duolo 

Sai  che  ti  attende  in  queste  mura? 
Mar.  35  Oh  piante, 

33 Amiche  piante!  le  coprite  voi 

33  Al  timido  pensiero  ...  Oh!  quale  incanto 

»L'  Universo  ha  per  me!.,  libera  parmi 

»  Spaziare  nel  Cielo, 

33 Come  Paura  che  spira,  e  riposarmi 

33  Nel  dolce  nido  de'  miei  teneri  anni  33. 

Guarda:  su'  prati  appare 

Odorosetta  e  bella 

2 


i4  PARTE 

La  famiglia  de'  fiori...  a  me  sorride, 

E  il  zefìiro,  che  torna 

Da^  bei  lidi  di  Francia, 

CIP  io  gioisca  mi  dice 

Come  alla  prima  gioventù  felice. 

Oh  nube!  che  lieve  per  Paria  ti  aggiri, 
Tu  reca  il  mio  affetto,  tu  reca  i  sospiri 
Al  suolo  beato  che  un  dì  mi  nudrì. 
Deh!  scendi  cortese,  mi  accogli  su  i  vanni, 
Mi  rendi  alla  Francia,  nP invola  agli  affanni. 
Ma  cruda  la  nube  pur  essa  fuggì 
Al  suola  beato  che  un  dì  mi  nudrì. 

(suoni  di  caccia  lontani) 

Coro  {di  dentro) 

Al  bosco,  alla  caccia.  -  11  cervo  si  affaccia 
Dal  colle  muscoso,  -  poi  va  baldanzoso 
Del  rivo  alle  sponde  :  -si  specchia  ri elPonde. 
Correte  veloci  -  quel  cervo  a  ferir. 

Mar.     Qual  suono!  quai  voci,  a"*  dolci  piaceri 

Chi  mai  mi  richiama  degli  anni  primieri  ? 
Di  Scozia  su'  monti  guidavami  allora 
Destriero  fuggente  le  belve  a  seguir. 
Immagini  care!  presenti  V  ho  ancora. 
Ah!  sono  felice  nel  bel  sovvenir. 

Anna    Panni  il  segno  di  caccia  reale! 

Si  avvicinano  i  suoni...  i  destrieri... 

Coro       La  Regina.  (di  dentro) 

Mar.  Qual  nome  fatale!!! 

Anna        Chi  ti  opprime  pel  parco  se va. 

Mar.     Nella  pace  del  mesto  riposo 

Vuol  colpirmi  di  nuovo  spavento. 
Io  la  chiesi...  e  vederla  non  oso: 
Tal  coraggio  nelP  alma  non  sento... 
Resti,  ah!  resti  sul  trono  adorata. 


SECONDA  i5 
Il  suo  sguardo  da  me  sia  lontano. 
Troppo,  ah!  troppo,  son  io  disprezzata: 
Tace  in  tutti  per  me  la  pietà. 
Anna    Ella  giunge. 

Mar.  Fuggiamo,  fuggiamo: 

Contenersi  il  mio  core  non  sa.     (Anna  sì 

allontana) 

SCENA  II. 

Leicester,  e  Maria. 

Mar.  No,  non  m'inganno!  oh  Cielo! 

Leicester  tu? 
Leic.  Qui  viene 

Chi  t'  adora  a  spezzar  le  tue  catene. 
Mar. Libera  alfìn  sarò?  Dal  career  mio 

Libera?  E  a  te  il  dovrò?  Lo  crede  appena 
L'  agitato  mio  cor. 
Leic.  Qui  volge  il  piede 

Elisabetta^  al  suo  real  decoro 
Di  pretesto  è  la  caccia. 
Tu  la  vedrai...  Ove  ti  mostri  a  lei 
Inchinevol,  sommessa... 
Mar.  Io  no. 

Leic.  Lo  dei. 

Mar.         Ah  no!  giammai  discendere 

A  tal  viltà  potrei. 
Leic  Se  m'  ami...  ah!  tu  lo  dei. 

Mar.  Lo  deggio? 

Leic.  Il  vuole  amor. 

Mar.          Ben  io  comprendo  a  quale 
Me  trascinar  vorresti } 
Ad  una  mia  rivale 
Tal  onta  promettesti } 
Ma  vii  non  ti  credea 
Verso  chi  geme  e  muor. 


16  PARTE 

Non  io,  non  io  son  rea, 
Regina  io  sono  ancor. 
Leic.  Ah!  più  di  pria  t'  adoro... 

E  immenso  P  amor  mio  : 
Sei  sola  il  mio  tesoro, 
Non  infedel  son  io, 
Non  curo  il  Mondo  intero... 
Sol  bramo  il  tuo  bel  cor. 
Tu  sei  pel  mio  pensiero 
L'  immagine  d'  amor. 
Mar.        Non  v'  ha  reo  che  ti  assomigli! 
Leic.  Credi,  credi,  io  te  sol  amo. 

Mar.  E  P  obbrobrio  mi  consigli? 

Leic.  Te  felice  e  salva  io  bramo } 

E  se  alfine  a  me  ti  pieghi, 
Vivrem  lieti  in  sen  d'  amor. 
Mar.  Perchè  espormi  a  tal  rossor? 

Non  è  in  me  vigor  cotanto 

Per  piegarmi  innanzi  all'empia: 
Mai  non  fia  che  il  voto  adempia, 
Onde  vago  è  il  tuo  pensier. 
Ma  se  priva  d'  ogni  orgoglio 
Supplicassi  alfin  colei, 
Sol  per  te,  per  te  il  farei. 
Per  piegarmi  al  tuo  voler. 
Leic.        Ah  !  m'  opprime  quel  vederti 

Tanto  incerta  e  sì  tremante  : 
Non  temer,  quest1  alma  amante 
Vive  sol  nel  tuo  pensier. 
Senza  fasto  e  senza  orgoglio 
Qui  verrà  chi  ti  fè  oppressa: 
Fia  la  grazia  a  te  concessa, 
Se  tu  cedi  al  mio  voler. 

{Mar*  parte,  Leic,  va  frettolosa" 
mente  all'  incontro  d'Elisi 


SECONDA 


*7 


SGENA  IH. 

Elisabetta, Leicester,  Cecil,  Cavalieri,  Cacciatori, te. 

ELis.Che  loco  è  questo?  O  Ldc.) 

Leic.  Forteringa. 

Elis.  Oh  Conte! 

Ove  mi  scorgi? 
Leic.  Non  dubbiar:  Maria 

Sarà  in  breve  guidata  al  tuo  cospetto 

Dal  saggio  Talbo. 
Elis.  A  qual  per  te  discendo 

Sacrifizio!  lo  vedi... 

Discosta  i  cacciatori 

Da' contigui  viali:  è  troppo  ingombro 

Di  popolo  il  Sentier.  (ad  un  cenno  di  Leic*  si  scostano 
CeC  (piano  ad  Elis.)  Vedi,   Regina,    i  Cacciatori) 

Come  V  Anglia  ti  adora.  Ah!  tu  lo  sai 
Qual  capo  ella  ti  chiede. 

Elis.  Taci.  (a  Cec.) 

Leic.  Deh!  ti  rammenta  (piano  ad  Elis.) 

Che  a  dar  conforto  alla  dolente  vita 
Di  una  sorella  io  ti  guidai ...  la  mano 
Che  di  squallor  la  cinse 
Al  contento  primier  può  ridonarla. 

Elis. (Io  Pabborro!..  Ei  non  fa  che  rammentarla.) 

SCENA  IV. 

Maria  condotta  da  Talbo,  Anna,  e  detti. 

Tal.  Vieni.  (dì  dentro) 

Mar.         Deh!  lascia...  al  mio 


18  PARTE 

Asil  mi  riconduci. 
Tutti  Eccola. 
MAR.  {ad  Anna)  Oh  Dio! 

{breve  silenzio.  Gli  attori  restano  gli  uni  dirimpetto  agli  altri) 
Elis.  (E  sempre  la  stessa: 

Superba,  orgogliosa , 

Coli'  alma  fastosa 

M' inspira  furor ... 
Ma  tace  :  sta  oppressa 

Da  giusto  terror.) 
Leic.      "         (La  misera  ha  impressi 

In  volto  gli  affanni, 

Nò  gli  astri  tiranni 

Si  placano  ancor. 
Salvarla  potessi 

Da  tanto  dolor.) 
Cec  (Vendetta  repressa 

Scoppiare  già  sento. 

Ne  in  tale  cimento 

Mi  palpita  il  cor. 
Fia  vittima  oppressa 

Di  eterno  dolor.) 
Mar.  (Sul  viso  sta  impressa 

Di  quella  spietata 

La  rabbia  sfrenata, 

L' ingiusto  livor. 
Quest'  anima  è  oppressa 

Da  crudo  timor.) 
Tal.  (Almeno  tacesse 

Nel  seno  reale 

Queir  ira  fatale, 

Quel  cieco  livor, 
Che  barbaro  oppresse 

Un  giglio  d'  amor). 
Anna  (Nell'anima  ho  impressa 


SECONDA  19 
La  teina  funesta: 
Oh  quale  si  appresta 
Cimento  a  quel  cor! 
Ciel!  salva  l'oppressa 
Da  nuovo  rancor.) 
Leic.       Deh!  l'accogli.  (ad  Elis.) 

Elis.  Sfuggirla  vorrei.      {a  Leic.) 

Tal.  Non  sottrarti.  (afc) 

Mar»  L'abisso  ho  vicino,  (a  Tal.) 

Elis.  Troppo  altera.  (a  Lek*) 

Leic.  (ad  Elis.)  Da  un  crudo  destino 

Avvilita  dinanzi  ti  sta. 

{Mar,  va  ad  inginocchiarsi  ai  piedi  di  Elis.) 

Mar.        Morta  al  mondo,  ah!  morta  al  trono, 
Al  tuo  pie  son  io  prostrata, 
Solo  imploro  il  tuo  perdóno  : 
Non  mostrarti  inesorata. 
Ah  sorella!  ornai  ti  basti 
Quanto  oltraggio  a  me  recasti! 
Deh!  solleva  un'infelice 
Che  riposa  nel  tuo  cor. 

Elis.        No,  quel  loco  a  te  si  addice: 
Nella  polve  e  nel  rossor. 

Leic  Anna.  Tal. 

Il  suo  fato  sia  sicuro  : 

Mi  commove  il  suo  rancor. 
Cec.        Non  dar  fe,  te  ne  scongiuro,      (piano  ad 

A  quel  labbro  mentitor.  Elis.) 
Mar.        (Sofferenza.)  A  me  sì  fiera 

Chi  ti  rende? 
Elis.  Chi?  tu  stessa: 

L'alma  tua,  quell'alma  altèra. 

Vile,  iniqua... 
Mar.  (E  il  soffrirò?) 


20  PARTE 

Elis.        Va...  lo  chiedi,  o  sciagurata, 

Ai  rimorsi  tuoi  funesti, 

Ed  all'  ombra  invendicata 

Del  marito  che  perdesti  J 

Al  tuo  braccio  ...  all' empio  core, 

Che  tra'  vezzi  dell'  amore 

Sol  delitti  e  tradimenti, 

Solo  insidie  macchinò. 
Mar.        Ah  Roberto!  (a  Lek.  fremendo) 

Leic.  Oh  Dio!  che  tenti?    (a  Mar.) 

Mar.  Più  resistere  non  so...  (a  Leic.) 

Leic.        Chiama  in  seri  la  tua  costanza:    (a  Mar.) 

Qualche  speme  ancor  ti  avanza. 

Non  ti  costi  onore  e  vita 

Una  grazia  a  te  impartita, 

Un  favor  che  al  nostro  affetto 

Tante  volte  il  Ciel  negò. 
Elis.        Quali  accenti  al  mio  cospetto! 

Parla,  o  Conte. 
Leic.  (E  che  dirò?) 

Elis.        Ov' è  mai  di  amor  P  incanto,        (a  Lek.) 

E  quel  volto  amabii  tanto? 

Se  a  lodarlo  ognun  si  accese 

A  favori  un  premio  rese  5 

Ma  sul  capo  di  Stuarda 

Onta  eterna  ripiombò. 
Mar.        Quale  insulto!  Oh  ria  beffarda!  (fan*** 
Tal. Lei. An. Che  favelli!  Taci.  pendo) 
Mar.  No.  {ad  Elis.) 

Di  Bolena  oscura  figlia 

Parli  tu  di  disonore? 

E  chi  mai  ti  rassomiglia? 

In  te  cada  il  mio  rossore. 

Profanato  è  il  soglio  Inglese, 

Donua  vile,  dal  tuo  pie. 


SECONDA  21 
Ma  quel  vel  che  ti  difese 
Fia  rimosso  un  dì  per  me. 
Tutti      Quali  accenti!  Ella  delira,  fuorid3  Elis.eMar.) 

ElIS.  Guardie!  Olà.  (Cec.  si  scosta  un  momento  dopo 

ritorna  accompagnato  dalle  guardie che  circondano  Mar.) 

Tutti  (fuori  dJ Elis.  e  Mar.)   Perduta  ella  è. 
Elis.        Va,  preparati  fremente 

A  soffrir  P  estremo  fato: 

Sul  tuo  sangue  abbominato 

La  vergogna  io  spargerò. 
Nella  scure  che  ti  aspetta 

Troverai  la  mia  vendetta. 

Trascinate  la  furente  (alle  guardie) 

Che  sè  stessa  condannò. 
Cec.         SulP  audace  il  Ciel  possente 

La  vendetta  ormai  segnò. 

(Elis.  parte  velocemente  :  Cec.  la  segue) 

Mar.         Grazie ?  o  Ciel!  Alfin  respiro. 

Da'  miei  sguardi  elP  è  fuggita: 

Al  mio  piè  restò  avvilita, 

La  sua  luce  si  oscurò. 
Or  guidatemi  alla  morte: 

Sfiderò  P  estrema  sorte. 

Di  trionfo  un  sol  momento 

Ogni  affanno  compensò. 
Leic.        Ti  ho  perduta,  o  sconsigliata , 

Quando  salva  ti  bramai, 

Quando  fido  a  te  tornai 

L'  empia  folgore  scoppiò. 
Nel  tuo  volto  io  già  vivea, 

De'  tuoi  sguardi  mi  pascea. 

Ah!  fu  P  ombra  del  contento, 

Nè  mai  più  la  rivedrò. 
Tal. Anna Qual  orrore!  Oh  sventurata! 

Tu  offendesti  Elisabetta... 


2*  PARTE  SECONDA 

Fia  tremenda  la  vendetta 
Che  all'  offesa  destinò. 
Ma  gemente  più  di  un  core 
Fia  per  te,  pel  tuo  dolore. 
Ah!  qual  dai,  qual  dai  tormento 
A  chi  salva  ti  bramò! 

Tal.  Leic.  Anna. 

Ti  ha  perduta  un  sol  momento 
Che  di  sdegno  il  cor  tentò. 
Mar.     J  Di  trionfo  un  sol  momento 

Ogni  affanno  compensò. 
Soldati    Taci ...  vieni...  trema,  trema: 
Ogni  speme  a  te  mancò} 
Del  supplizio  F  onta  estrema 
La  Regina  a  te  serbò. 


FINE  DELLA  PARTE  SECONDA 


/ 


SCENA  I. 

GALLERIA  come  nella  prima  Parte. 

La  REGINA  sedendo  ad  un  tavolino  sul  anale  è  un  foglio* 
e  CecIL  in  piedi» 

Cec.  E  pensi?  e  tardi?  e  vive 

Chi  ti  sprezzò  ?  chi  contro  te  raguna 

Europa  tutta ,  e  la  tua  sacra  vita 

Minacciò  tante  volte? 
Elis.  Alla  tua  voce 

Sento  piombarmi  al  core 

Tutto  il  poter  del  mio  deriso  onore. 

Ma...  Oh  Dio  !  chi  mi  assicura 

Da  ingiuste  accuse? 
Cec.  Il  Cielo ?  e  la  devota 

Albione  5  e  il  Mondo  intero  5 

Ove  la  fama  de'  tuoi  pregi  suona  5 

E  del  cor  di  Stuarda,  e  dei  delitti, 

E  delle  ingiurie  a  te  recate,.. 
Elis.  Ah!  taci... 

Oltraggiata  son  io...  Come  l'altera! 

Come  godea  del  breve  suo  trionfo! 


24  PARTE 

Quai  sguardi  a  me  lanciava!  Ah!  mio  fedele, 
Io  voglio  pace  ,  ed  Ella  a  me  V  invola... 

Gec.  Nè  di  turbarti  ancora 
Cessa  se  vive. 

ElIS.(co/i  impeto)        Ho  risoluto...  mora    (prende  la  penna 
per  segnare  il  foglio:  poi  si  arresta  indecisa^  e  si  alza) 

Quella  vita  a  me  funesta 

10  troncar 5  troncar  vorrei. 
Ma  la  mano,  il  cor  s'arresta, 
Copre  un  velo  i  pensier'  miei. 
Veder  V  empia  ,  udirla  parmi , 
Atterrirmi  ,  spaventarmi , 

E  la  speme  della  calma 

Minacciosa  a  me  involar. 
Giusto  Ciel!  tu  reggi  un'alma 

Facil  tanto  a  dubitar. 
Cec.         Ah!  perchè  così  improvviso 

Agitato  è  il  tuo  pensiero  ? 

Non  temer  che  mai  diviso 

Sia  da  te  P  onor  primiero. 

Degli  accenti  proferiti, 

Degli  oltraggi  non  puniti, 

Ogn'  Inglese  in  quest'  istante 

Ti  vorrebbe  vendicar. 
Segna  il  foglio,  ch'hai  dinante: 

Fia  viltade  il  perdonar. 

Elis.  Sì. 

SGENA  II. 

Leicester  ,  e  detti. 

LeIC.  Regina!      {Elis.  vedendo  Lcic.  segna  rapida- 

mente il  foglio  j  e  lo  ad  a  Cec.) 
Elis.  (indifferente)  A   lei  si  affretti 

11  supplizio. 

Leic.  Oh  Ciel!  quai  detti!... 


TERZA  25 

Forse  quella?^  (vedendo  il  foglio) 

Cec.  E  la  sentenza. 

Elis.  La  sentenza ,  o  traditor... 

Io  son  paga!... 
Leic.  E  l'innocenza 

Tu  condanni! 
Elis.  (severa)  E  parli  ancor? 

Leic.        Deh!  per  pietà  sospendi 

L'  estremo  colpo  almeno: 

A'  prieghi  miei  ti  rendi, 

O  scaglialo  al  mio  seno  : 

Niun  ti  può  costringere. 

Libero  è  il  tuo  voler. 
Cec.         Non  ascoltar  P  indegno         (piano  ad  Elis.) 

Or  che  già  salva  sei  : 

Per  chi  ti  ardeva  il  Regno 

Più  palpitar  non  dei. 

Il  dì  che  ali7  empia  è  l'ultimo. 

Di  pace  è  il  dì  primier. 
Elis.         Vana  è  la  tua  preghiera, 

Son  ferma  in  tal  consiglio: 

Nel  fin  di  quel!'  altera 

E  il  fin  del  mio  periglio. 

Dal  sangue  suo  più  libero 

Risorge  il  mio  poter. 
Leic.        Di  una  sorella,  o  barbara, 

La  morte  hai  tu  segnato! 
Elis.  E  spettator  ti  voglio 

DelP  ultimo  suo  fato: 

Sì,  perderai  P  amante  (insultandolo) 

Dopo  il  fatale  istante 

Che  il  bèllico  metallo 

Tre  volte  scoppierà. 
Leic        E  vuoi  eh'  io  vegga? 
Elis.  Taci. 
Leic.  E  morta  ogni  pietà. 


26  PARTE  TERZA. 

Elis.    Vanne ,  indegno:  ti  leggo  nel  volto 
Il  terrore  che  in  seno  ti  piomba, 
Al  tuo  affetto  prepara  la  tomba 
Quando  spenta  Stuarda  sarà. 

Leic.    Vado,  vado:  ti  appare  sul  volto 

Che  deliri  5  che  avvampi  di  sdegno. 
Un  conforto ,  un  amico,  un  sostegno 
Nel  mio  core  la  misera  avrà. 

Cec.     Ah  Regina!  serena  il  tuo  volto, 

Alla  pace,  alla  gloria  già  torni: 
Questo,  ah!  questo  il  più  bello  dei  giorni 
Pel  tuo  soglio,  per  PAnglia  sarà.  (partono) 

SCENA  III. 

Elisabetta  sola. 


«Ho  già  deciso...  e  Pabborrito  nome 
« Dell'audace  rivale 

«Fia  nel  passato  in  breve,.,  altro  non  terno } 

«Era  colei  la  furia  eccitatrice 

«De'  miei  disastri,  e  già  sconfitta  cade. 

«Imene  più  non  bramo 

«Stringer  col  Franco  Re}  la  mia  grandezza 

«Sorge  potente  senza  alcun  sostegno, 

«Or  che  secura  sul  mio  trono  io  regno. 


FINE  DELLA  PARTE  TERZA 


SCENA  I. 

APPARTAMENTI  DI  MARIA  STUARDA 
nel  Castello  di  Forteringa. 

Maria  sola. 

La  perfida  insultarmi 

Volea  nel  mio  sepolcro,  e  Tonta  intera 

Su  lei  ricadde...  oh  vile  !  E  non  son  io 

La  figlia  di  Tudorri?  E  qual  trionfo 

Spera  ottener  da  me  5  che  non  la  copra 

D'infamia  eterna?  E  Leicester...  forse 

L' ira  della  tiranna  a  lui  sovrasta. 

Di  tutti,  ah!  son  la  sventurata  io  sola. 

SCENA.  IL 


CeCIL5  TALBO?  e  detta* 

Mar. Che  vuoi?  (aCec.) 

Cec.  Di  tristo  incarco 

Io  vengo  esecutor...  è  questo  il  foglio 
Che  de'  tuoi  giorni  ornai  V  ultimo  segna. 

Mar. Così  nell'Inghilterra 


28  PARTE 

Vien  giudicata  una  Regina?  A  morte 

Perchè  dannar  tre  vittime?  Spiranti 

Fra  i  tormenti  più  atroci 

Strappar  loro  dal  seno  ingiuste  accuse? 

Oh  iniqui!  e  i  finti  scritti... 
Cec.  Il  Regno  ... 

Mar.  Basta. 

Vanne  :  Talbo  rimanti. 
Cec.  Brami  un  sacro  Ministro  che  ti  guidi 

Nel  cammin  della  morte? 
Mar.  Io  lo  ricuso. 

Sarò 5  qual  fui,  straniera 

A  voi  di  culto. 
Cec.  {partendo)         (  Ancor  superba  e  fiera!) 


SCENA  III. 

Talbo  j  e  Maria. 

Mar. Oh  mio  buon  Talbo! 

Tal.  Io  chiesi 

Grazia  ad  Elisabetta  di  vederti 

Pria  dell'  ora  di  sangue. 
Mar.  ??Ah!  sì,  conforta, 

«Togli  quest'alma  all'abbandono  estremo. 
Tal.  «E  pur  con  fermo  aspetto 

??  Quell'avviso  feral  da  te  fu  accolto. 
Mah.?? Ali  Talbo!  il  cor  non  mi  leggesti  in  volto: 

??Ei  ne  tremava...??  E  Leicester? 
Tal.  Debbe 

Venirne  spettator  del  tuo  destino. 

La  Regina  P  impone... 
Mar.  Oh  P  infelice! 

A  qual  serbato  fia 


QUARTA  29 
Doloroso  castigo  !!  «  Ei  che  possente 
9  In  mezzo  allo  splendor  che  l'abbagliava 
«I  mali  miei  compianse».  E  la  tiranna 
Esulterà...  Ne  ancora 
Piomba  l'ultrice  folgore? 

Tal.  Che  parli? 

Mar. Tolta  alla  Scozia,  al  Trono,  ed  al  mio  culto ? 
Presso  colei  volli  un  asil  di  pace  , 
/  Ed  un  career  trovai...  Sol  mi  restava 
Solo  Roberto  da  quel  dì  che  il  Cielo 
Fu  muto  a'  miei  sospiri! 

Tal.  Ch<3  favelli? 

Mar. Ah  no,  Talbo,  giammai...  delle  mie  colpe 
Lo  squallido  fantasma 

Fra  il  Cielo  e  me  sempre  si  pone,  e  i  sonni 
Agli  estint\  rompendo,  dal  sepolcro 
Evoca  la  sanguigna  ombra  d'Arrigo... 
9  E  i  giovanili  errori, 
95 Come  aerei  vapori,  io  veggo  errarmi 
5? Muti,  muti  d'intorno  e  spaventarmi. 
Talbo,  li  vedi  tu?  Del  giovin  Rizzio 
Scorgi  l'esangue  spoglia?  e  Botuello  ... 

Tal.  Ahimè!  Deh!  riconforta 

Lo  smarrito  pensier.  Già  ti  avvicini 
A'  secoli  immortali...  Al  ceppo  reca 
Puro  il  tuo  cor  d' ogni  terreno  affetto. 

Mar.  Sì,  per  lavar  miei  falli 

Misto  col  sangue  scorrerà  il  mio  pianto. 
Ascolta...  io  vo'  deporli 
Nel  fedele  tuo  seno. 

Tal.  Parla. 

Mar.  Un  amico  in  te  ritrovo  almeno  ! 

Quando  di  luce  rosea 

li  giorno  a  me  splendea, 
Quando  fra  liete  immagini 


PARTE 

Quest'  anima  godea, 

Amor  mi  fè  colpevole, 

Mi  aprì  P  abisso  amor. 
Al  dolce  suo  sorridere 

Non  fu  il  mio  cor  più  forte: 

Arrigo  !  Arrigo  misero, 

Per  me  soggiacque  a  morte 5 

Ma  la  sua  voce  lùgubre 

Mi  piomba  in  mezzo  al  cor. 
Ombra  adirata!  placati 

In  sen  la  moi'te  io  sento. 

Ti  bastin  le  mie  lagrime 

Ti  basti  il  mio  tormento. 

Perdona  ai  lunghi  gemiti, 

E  invoca  il  Ciel  per  me. 
Da  Dio  perdóno  ogni  anima 

Implorerà  per  te. 

Un'  altra  colpa  a  piangere 

Ancor  ti  resta  ... 

E  quale? 

Noto  non  ti  era  Babington? 

Taci:  fu  error  fatale. 

Pensa  b#n  che  un  Dio  possente 

E  dei  falli  il  punitore, 

Che  al  suo  sguardo  onniveggente 

Mal  si  asconde  un  falso  core. 
No,  giammai  sottrarsi  al  Cielo 

Si  potrebbe  il  mio  pensiero: 

Ah  mio  fido!  un  denso  velo 

Ha  finor  coperto  il  vero. 

Sì,  te'l  giura  un  cor  che  langue, 

Che  da  Dio  chiede  pietà. 

Ah!  risplenda  sul  tu.°  sangue 
r  mio  ° 

L'  oscurata  verità. 


QUARTA  3i 
Lascia  contenta  al  carcere 
La  tua  dolente  vita, 
Andrai  conversa  in  Angelo 
Al  Dio  consolator. 
E  nel  più  puro  giubilo 
L'  anima  tua  rapita, 
Si  scorderà  dei  palpiti 
DelP  agitato  cor. 
Or  che  morente  e  il  raggio 
Della  mia  debil  vita, 
Il  Cielo  sol  può  rendere 
La  pace  al  mesto  cor. 
Ah!  se  di  troppe  lagrime 
Quest'alma  fu  nudrita, 
Cessino  i  lunghi  palpiti 
NelP  ultimo  dolor.  (partono) 

SCENA  IV. 
SALA 

nel  Castello  che  mette  agli  appartamenti  di  Maria. 
Gran  porta  chiusa  in  fondo.  Notte. 

CORO  di  familiari  di  MàRIÀ. 

Coro  I.  Vedeste? 

II.  Vedemmo... 

I.  Qual  truce  apparato! 

Un  ceppo,  la  scure. 
I!»  La  funebre  sala. 

Tutti   E  il  popol  festante  vicino  alla  scala 

Del  palco  fatale,..  Che  vista!  Che  orrori 

I.  La  vittima  attende  lo  stuolo  malnato. 

II.  La  vittima  Regia.  Oh  istabile  sorte! 
Tutti  Ma  d' una  Regina  la  barbara  morte 

A1P  Anglia  fia  sempre  d' infamia  e  rossor. 


32 


PARTE 


SCENA  V. 

Anna,  e  dati. 

Coro  Anna. 

Anna        Qui  più  sommessi  favellate. 

CoRoLa  misera  dov'è? 

Anna  Mesta,  abbattuta 

Ella  si  avanza.  Deh  !  col  vostro  duolo 

Non  aggravate  il  suo  rancor. 
Coro  Tacciamo. 

SCENA  VI. 

MARIA  vestita  di  nero^  e  TALBO. 

Mar.  Io  vi  rivedo  alfin. 

Coro  Noi  ti  perdiamo! 

Mar.  Vita  miglior  godrò.  «  Solo  vorrei 

«Che  voi  serbaste  in  cor  viva  memoria 

«Di  chi  vi  amò. 
Coro  «Sarà  V immago  tua 

«Sempre  scolpita  in  noi. 
Mar.  Contenta  io  volo 

All'  amplesso  di  Dio...  ma  voi  fuggite 

Questa  terra  d' affanno. 

«Nel  Franco  suolo  troverete  asilo 

«Presso  il  cortese  fra  tei  mio...  Felici 

«Tutti  vi  bramo...  Ah!  vieni, 

«O  mia  diletta  Rosemunda,  al  seno! 

«Prendi:  di  amore  in  pegno 

«Aureo  monil  ti  dono...  e  tu,  Geltrude, 

«Serba  il  mio  anello...  Voi 


QUARTA  33 
»Una  mia  rimembranza  anco  otterrete. 

CoroII  duol  ci  spezza  il  cor! 

Mar.  Deh!  non  piangete! 

Anna  tu  sola  resti 

Tu  che  sei  la  più  cara...  eccoti  un  lino 

Di  lagrime  bagnato...  agli  occhi  miei 

Farai  lugubre  benda  allor  che  spenti 

Saran  per  sempre  al  giorno...  (le  dà  il  fazzoletto) 

Ma  voi  piangete  ancor?  meco  vi  unite  ? 

Miei  fidij  e  al  Ciel  clemente 

L' estrema  prece  alziam  devota  e  ardente. 

(s'inginocchia^  e  tutti  con  lei) 

Tutti  Deh!  Tu  di  un  ùmile 

Preghiera  il  suono 
Odi  j  o  benefico 
Dio  di  pietà. 

A1P  ombra  accogli^. 

°  mi 

Del  tuo  perdóno^ 

Altro  ricovero 

Ella  , 
t  ,  ,       non  ha. 
L  alma 

Mar.  E  vano  il  pianto  {si  alza) 

Il  Ciel  m'  aita. 
Coro  Scorda  V  incanto 

Della  tua  vita. 
Mar.  Tolta  al  dolore, 

Tolta  agli  affanni ? 

D?  eterno  amore 

Mi  pascerò. 
Coro  Distendi  un  velo 

Su'  corsi  affanni 

Benigno  il  Cielo 

Ti  perdonò.     (si  ode  nel  Castello  il pri- 
Tutti  Oh  colpo  !  !  mo  sparo  del  cannone) 


34  PARTE 

SCENA  VII. 

Si  apre  la  porta  in  fondos  e  lascia  vedere  una  scala  discendente, 
alla  di  cui  vetta  sono  le  guardie,  Cecil,  viene  dalla  scala,,  e  detti, 

Cec  E  già  vicino 

Del  tuo  morir  il]  istante.  Elisabetta 
Vuol  che  sia  paga  ogni  tua  brama...  Parla. 
Mar.  Da  lei  tanta  pietà  non  aspettai. 

Lieve  favor  ti  chieggo.  Anna  i  miei  passi 
Al  palco  scorga,  5)  ed  il  sospiro  estremo 
55 Dal  mio  voli  ai  suo  petto. 
Coro  «Io  gelo. 

Anna  »Io  tremo. 

Cec.  Ella  verrà. 
Mar.  Se  accolta 

Hai  la  prece  primiera ,  altra  ne  ascolta: 
Di  un  cor  che  more  reca  il  perdóno 

A  chi  mi  offese,  mi  condannò. 
Dille  che  lieta  resti  sul  trono, 

Che  i  suoi  bei  giorni  non  turberò. 
Sulla  Bretagna,  sulla  sua  vita, 

Favor  celeste  implorerò. 
Ah!  dal  rimorso  non  sia  punita: 
Tutto  col  sangue  cancellerò. 
Coro    Scure  tiranna!  Tronchi  una  vita, 

Che  di  dolcezza  ci  ricolmò. 
Cec.      (La  sua  baldanza  restò  punita: 
Fra  noi  la  pace  tornar  vedrò.) 

SCENA  ULTIMA 
Leicester  e  detti f  poi  Sceriffi. 
Leic      Ah!  {dal  fondo) 

Tal.  Giunge  il  Conte.  (a  Mar.) 

Mar.  A  qual  ei  viene 

Lugubre  scena. 
Leic.  (a  Mar.)  Io  ti  rivedo 


QUARTA  35 
Perduta...  oppressa  da  ingiuste  pene... 
Vicina  a  morte. 
Mar.  (a  Leic.)  Frena  il  dolor. 

Addio  per  sempre. 
Cec.  Si  avanza  P  ora. 

Leic.        Ah!  eh'  io  non  posso  lasciarti  ancora. 

Scostati  ?  O  vile,    (a  Cec.  che  vuole  allontanarlo 
da  Mar,  le  di  cui  ginocchia  egli  abbraccia} 
Mar.  (a  Leic.)  Taci. 

Leic.  Tremate  (sorgendo) 

Iniqui  tutti  che  la  immolate. 
Tal.        Te  stesso  perdi. 
Leic  Temete  un  Dio 

DelP  innocenza  vendicatori    (scoppio  dì  can- 
none, Viene  lo  Sceriffo  *  e  gli  Uffiziali  che  circondano  Mar.) 
TuTTl  (meno  Mar.  e  Cec.) 

Ah  !  che  non  posso  nel  sangue  mio 

Spegnere  il  cieco  vostro  furor!  (Cec.Ja 

cenno  a  Mar.  d'incamminarsi.  Ella  si  volge  a  Leic.  che^ 
facendo  forza  a  sè  stesso_,  le  si  avvicina.  Mai:  si  appog- 
gia al  di  lui  braccio) 

Mar.     Ah!  se  un  giorno  da  queste  ritorte  (a  Leic.) 

Il  tuo  braccio  salvarmi  dovea? 

Or  mi  guidi  a  morire  da  forte 

Per  estremo  conforto  d'amor. 
E  il  mio  sangue  innocente  versato 

Plachi  Pira  del  Cielo  sdegnalo. 

Non  richiami  sulP  Anglia  spergiura 

Il  flagello  di  un  Dio  punitor. 
Cec      Or  delP  Anglia  la  pace  è  secura 

La  nemica  del  Regno  già  muor. 

(Mar.  parte  fra  i  Sceriffi.  Anna  la  segue) 

Coro    Quali  accenti!  qual  fiera  sventura! 

Infelice!...  innocente  ella  muor! 


fine. 


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